Home
 
     
Italia in ritardo sulle infrastrutture TLC: premiamo i colpevoli? Stampa E-mail
giovedì 18 settembre 2008
Ci stupiscono le recenti dichiarazioni di Calabrò che dopo oltre 3 anni di presidenza dell'Authority pare accorgersi solo oggi della grave situazione debitoria di Telecom priva di “un cash flow sufficiente” agli investimenti nelle NGN.
Ci chiediamo dove fosse l'Authority quando Telecom ha ceduto assets importanti, quali le centrali, in cui sono custoditi i doppini e i macchinari della rete più importante del Paese, costringendosi al pagamento di un affitto annuo da 38 milioni di euro e trasformandosi così da società indebitata a mostruosamente indebitata. E Telefonica? Forse non conosceva la situazione economica di Telecom prima di acquistarla? Non sapeva che la separazione era chiesta a gran voce da tutti compresa l'Authority?

Se la cattiva gestione di una grande società che, nonostante gli entusiasmi di Calabrò, continua a detenere circa l'80% del mercato ha provocato l'impossibilità di effettuare investimenti (quando operatori come Vodafone sostengono che per investire in fibra e' sufficiente il 40% del mercato) lo scotto non lo può pagare il mercato e la collettività.

Secondo Calabrò "Solo Italia e Inghilterra hanno sviluppato una regolazione così avanzata della rete di accesso". Con la differenza che British Telecom detiene meno del 30% del mercato; semmai abbiamo il primato per i costi amministrativi, le multe, i comportamenti scorretti, la pubblicità ingannevole, etc.

Il libero mercato si fa  garantendo le stesse condizioni di accesso alle imprese: bisogna quindi rimodulare i diritti amministrativi secondo un criterio progressivo come indicato nell'emendamento al decreto 112 proposto in modo bipartisan dagli On. Ventucci (PdL) e Ciccanti (UDC). Un provvedimento in tal senso sarebbe a costo ZERO per lo Stato e consentirebbe alle imprese di investire in infrastrutture in fibra ma anche in Radio senza inutili ed esose barriere di ingresso.

A tal proposito facciamo notare al presidente dell'Agcm Catricalà che è giusto utilizzare per lo sviluppo della larga banda le “tecnologie che appaiono più efficienti nei diversi contesti geografici ed economici” ma fino ad oggi i maggiori risultati contro il Digital Divide sono venuti dal WiFi: per una volta protagonista non è stata la finanza ma l'imprenditoria, con il risultato di oltre il 10% dei comuni coperti a soli 3 anni dal decreto Landolfi. “Forse” a queste imprese dovrebbe essere data la possibilità di accedere a nuove risorse, anche ma non solo Unlicensed.

Crediamo importante far passare il principio per cui, in caso di finanziamenti pubblici o altre agevolazioni il cui costo ricada sulla collettività, ci debba essere lo stesso diritto di accesso alle infrastrutture da parte di tutti i players presenti sul mercato attraverso listini wholesale. Crediamo infine sia necessario vigilare attentamente sulla trasparenza e congruità economica dell'esecuzione di tali infrastrutture assegnando un ruolo di supervisione alle associazioni di categoria del settore. Solo così si potranno garantire e individuare aree di intervento rispondenti alle esigenze della collettività e non agli interessi di uno specifico operatore.
 
< Prec.   Pros. >
     
   
 
© ASSOPROVIDER   P.IVA 97169770589     

Sito realizzato da ANET COMMUNICATION con tecnologia Joomla! sotto licenza GNU/GPL.